
" Ricordo solo una luce della luna nel bagliore delle tenebre, la neve cadeva a fiocchi, una mano mi fu tesa, fu lì che capii..."Tratto dalle pergamenePergamena I
" Non venire mai alla luce può essere il più grande dei doni" (Sofocle)
La leggenda narra di un gemito nella foresta a nord,che destò i contadini del villaggio a sud nel pieno della notte gelida dalle urla, si armarono di forche e vanghe addentrandosi nei bui cunicoli erbosi: era lì che giaceva, al suolo, gli occhi iniettati di sangue sgranati verso l'essere che l'aveva posseduta. Nulla fermò l'ira dei pastori, ella non ebbe scelta gettandosi nel fiume.
Fu vittima di sè stessa in quell'istante e il lume della ragione si spense definitivamente.
Il parto fu lungo e travagliato, il sangue impregnò gli ultimi lembi di stracci che la ricoprivano mischiandosi a quello delle ferite che le devastavano il corpo. Un nuovo grido si levò in cielo quella notte sino ad arrivare alle orecchie degli Dei, talmente acuto che le foglie degli alberi tremarono e l'acqua vibrò nelle pozze...
L'ultimo gesto prima di terminare la sua intule vita terrena per poi finire tra le braccia dei demoni che l'avrebbero dilaniata fu quello di raccogliere il frutto del suo grembo e guardarle gli occhi al riverbero della luna...
Quello sguardo era vuoto le pupille dilatate nel buio comunicavano la vacuità di quegli occhi che si sarebbero chiusi solo dopo aver messo il pargolo al sicuro sotto la protezione della luna e degli dei della foresta.
Pergamena II
Sicura, invincibile e bellissima , tirando con foga le briglie del suo carro Betulla, la Dea delle Valkyrje Freya " La Signora", figlia di Njord di Vanir, sfrecciava impetuosa fra le nubi della nera notte gelida sui boschi, scortata in tale viaggio dai suoi due fedeli gatti divini alati solcando le nubi e gli astri sino al punto più alto della volta buia. Ma la Dea assorta nelle vedute panoramiche mozzafiato che il suo regno le offriva, percepì, col suo udino fino, una serie confusa di gemiti apparentemente umani.
La Dea maestosa di luce decise di indicare la via alle sue bestie sacre che seguirono il gemito sino ad atterrare col carro nelle fitte fronde dei sempreverdi innevati. Il gemito fu sempre più vicino, Freya liberò le bestie luminose che servendosi dei loro sensi acuti scovarono un piccolo fagotto all'interno del tronco scavato dal tempo di una antica quercia secolare. La neve caduta l'aveva celata ma l'olfatto dei felini riuscì a scovare la tenera creatura appena nata. Freya osservava la scena dal suo cocchio, mentre i gatti prima, allattarono l'infante, successivamente le si accovacciarono intorno proteggendola dal freddo polare che circondava quell'essere. E mentre il miracolo si compiva si udì un eco dalla foresta innevata che urlò questo nome: Estera...
Fu così che la giovane donzella fu battezzata dai suoi benefattori coi baffi e da quel dì nessuno fu in grado di separarli.

" Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno. "
(C. Boudelaire)Pergamena III
I soli sorgevano e le lune si susseguivano, Estera, imparò a difendersi, a combattere a capire il valore delle affilate e robuste lame fra le sue mani; ormai adolescente Freya " La Signora" decise che il tempo era giunto, ella fu consacrata agli dei del Vallallah come figlia del Dio Odino: Estera giurò di seguire la via dell'equilibrio e del giusto sotto la protezione degli Dei e delle sue sorelle Valkyrjum.
Ma la strada retta di Estera, i sogni di pace, di giustizia e fedeltà agli dei furono distrutti molto presto...
Pergamena IV
" Tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male." (F. Nietzsche)
Lo sentì colare, gelido e denso, sulle sue labbra.
Giaceva al suolo, la Dea guerriera, schiacciata dalla potenza del male che quell'essere aveva in sè...furono attimi e venne accecata da visioni disturbate e terrificanti.
Il sangue fu il principio del tutto, il peccato la causa, la sua dannazione la conseguenza.
La luce della divina fu offuscata dell'ombra di quel non morto probabilmente per sempre...
Pergamena V
"I pazzi osano dove gli angeli temono d'andare." (A. Pope)
La contaminazione fu veloce, tutti si preoccuparono di trovare un rimedio, una cura per la malattia della Dea infetta, ma nessuno capì che era ciò che voleva, che il rimedio al peccato oramai commesso non esisteva...maghi, elfi, medici, tutti nel Regno si diedero da fare mentre il vuoto dell'oblio risucchiava l'anima di Estera.
Nessuna sofferenza.
No...non soffrirai.
Una nuova vita dinanzi a te fanciulla.
Possederai
il dono della Follia.
Il capovolgimento fu in atto: da Dea luminosa, abitante dei cieli nel Vallallah, a posseduta creatura demoniaca dal sangue misto a quello di un vampiro pazzo, errante in compagnia solo di sè stessa e della sua dannazione.

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"Encomium" della Follia" Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovinque un pizzico di Follia; infuse nell'uomo più passione che ragione, perchè fosse tutto meno triste...se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la sagezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
La vita umana non è altro che un gioco della Follia...il cuore ha sempre ragione."